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Perdersi tra i viali dell’Orto Botanico di Palermo: tra specie rare ed edifici prestigiosi

Orto botanico di palermo

Con i suoi oltre duecento anni di attività, l’Orto Botanico di Palermo è considerato un enorme museo all’aperto e tra le più importanti istituzioni accademiche italiane. L’Orto ospita una grandissima varietà di specie, rendendolo un luogo ricchissimo di espressioni di flore diverse.

Alcuni cenni storici sull’Orto Botanico di Palermo

L’Orto botanico di Palermo è un’istituzione dell’Università degli Studi e la sua origine risale al 1779, anno in cui a Palermo sorse l’Accademia di Regi Studi. Con l’istituzione della cattedra di Storia naturale e Botanica, l’Accademia ottenne la possibilità di usufruire di un piccolo appezzamento di terra per destinarlo ad Orto botanico, per la coltivazione delle piante medicinali utili all’insegnamento.

Ben presto, però, questo primo Orto accademico si rivelò insufficiente e si decise di trasferirlo in una sede sufficientemente ampia da consentire l’impianto di un orto concepito secondo criteri più moderni. Fu scelta un’area adiacente alla “Villa Giulia” e nel 1795 venne inaugurata la nuova sede che si estendeva su uno spazio di soli 12.000 metri quadrati circa. 

Nel tempo l’Orto botanico si è ripetutamente ampliato fino a raggiungere, nel 1892, l’estensione attuale di circa 10 ettari.

Gli edifici principali

Oltre a innumerevoli specie di piante, l’Orto Botanico ospita numerosi edifici di grande prestigio. Gli edifici principali sono il Gymnasium e i due corpi laterali del Tepidarium e del Calidarium, in stile neoclassico. Al progetto lavorarono diversi architetti e artisti dell’epoca. In particolare, il pittore Giuseppe Velasco affrescò la volta della cupola e del tetrastilo; lo scultore Gaspare Firriolo modellò le statue raffiguranti le quattro stagioni; lo stuccatore Domenico Danè è autore dei bassorilievi che abbelliscono i prospetti del Calidarium e del Tepidarium e le statue di stucco rappresentanti Dioscoride e Teofrasto poste sui pilastri del cancello di ingresso dalla parte della Villa Giulia; lo scultore Vitale Puccio scolpì le due sfingi collocate all’ingresso del Ginnasio e realizzò le statue poste al suo interno.

L’Orto botanico è dotato anche di una ricca biblioteca con migliaia di opere molto pregiate e rare, la più antica delle quali risale al 1537.

Le collezioni dell’Orto Botanico

Oggi l’Orto Botanico è suddiviso in due settori principali:

  • una parte più antica, prossima al Ginnasio, in cui le specie sono disposte secondo il sistema sessuale di Linneo;
  • una parte più moderna, prossima all’edificio del Dipartimento cui l’Orto stesso è annesso, che rispecchia invece l’ordinamento sistematico di Engler (il quale tiene conto dei rapporti filogenetici delle varie famiglie botaniche).

Molte specie esotiche, di provenienza principalmente sudafricana, australiana e sudamericana, trovano ospitalità nelle collezioni in vaso poste in piena aria e in varie serre. La più antica è la Serra Maria Carolina, dono della regina Maria Carolina d’Austria, nota anche come Giardino d’Inverno. In origine era in legno e riscaldata da stufe; successivamente, nella seconda metà dell’Ottocento, fu ricostruita in ghisa.

L’Orto ospita l’Aquarium, una vasca con varie specie di ninfee, varie piante palustri e il loto indiano. Attorno ad essa, si sviluppano un intricato canneto di varie specie di bambù e varie succulente dominate da un notevole esemplare di drago delle Canarie. Tra le specie più interessanti, la pianta più alta dell’Orto, l’Araucaria columnaris, e la più grande, il gigantesco esemplare di Ficus macrophylla.

All’interno dell’Orto troviamo, poi, un boschetto mediterraneo, una giungla costituita da Ficus rubiginosa, il giardino delle succulente, un suggestivo palmeto e un cicadeto (considerato come il più rappresentativo d’Europa).

Curiosità botaniche

Tra le curiosità botaniche vanno ricordate l’albero bottiglia, noto anche come falso kapok, l’albero del sapone, la falsa cannella, la canna da zucchero e numerose piante da frutto tropicali.

Inoltre, all’Orto botanico di Palermo si deve l’introduzione e diffusione nei paesi del Mediterraneo di specie come il mandarino e il nespolo del Giappone e anche la reintroduzione del cotone.

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